Un caso di successo nel crowdfunding: Palazzo Madama a Torino

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crowdfunding Discutendo dei problemi legati al finanziamento di progetti e prodotti culturali, non si può ignorare il crowdfunding.
Tale attività, caratterizzata dall’idea “meglio poco da tanti che tanto da uno”, si è sviluppata sul web e non sarebbe potuto accadere diversamente. Il concetto di orizzontalità e democraticità propri del web-pensiero hanno rappresentato il terreno ideale per far fiorire tale processo.

Ma di cosa parliamo quando facciamo riferimento al crowdfunding? Secondo la definizione di Wikipedia, si tratta di “un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone ed organizzazioni“.

Da questa definizione, a mio parere, si possono trarre alcune importanti considerazioni. La prima riguarda la possibilità di giungere, finalmente, ad una reale autonomia di chi opera nel settore cultura. Se ad una persona (o meglio: ad un gruppo di persone) piace il nostro progetto, così come lo abbiamo ideato, verserà la quota prevista e ci consentirà di realizzarlo. Addio alle fastidiose pressioni esterne, con cui gli operatori della cultura devono far troppo spesso i conti.

Un corollario del punto precedente riguarda la qualità di ciò che stiamo offrendo. Possiamo rivolgerci ad amici e conoscenti, tuttavia, se la nostra idea non piace, non verrà finanziata.

Infine, ancora una volta emerge l’importanza di avere una “rete”, reale o virtuale, su cui fare affidamento. Non è possibile prescindere da questo punto: per avere successo, quando si parla di prodotti culturali, è fondamentale possedere una rete di persone che ci seguono e che siano in grado di sostenere ciò che stiamo facendo.

Rimandando ad un post successivo l’analisi e lo studio delle piattaforme di crowdsurcing, vorrei adesso puntare l’attenzione su un esempio di (meritato) successo.

Il Museo Civico di Palazzo Madama ha ospitato qualche tempo fa una raccolta fondi che ha consentito l’acquisizione del servizio di porcellana Taparelli D’Azeglio. Il budget, fissato ad 80.000,00 €, è stato abbondantemente raggiunto e superato (vedi la pagina dedicata all’evento).

Di questa campagna, tuttavia, vorrei sottolineare alcuni aspetti che, a mio parere, sono risultati fondamentali per il successo dell’iniziativa.

Uno slogan semplice ed efficace: “Acquista con noi un pezzo di storia”.
Immediatamente si crea empatia tra l’Istituzione ed il donatore, che viene coinvolto in prima persona, diventando così protagonista di questo processo.

Contributi personalizzati.
Non tutti hanno la stessa capacità di spesa, ma tanti vorrebbero contribuire in base alle proprie possibilità. Con un range di donazioni dai due ai cento euro tutti hanno potuto contribuire. E tutti sono stati inseriti nell’albo dei donatori.

Chi ha contribuito con cifre più alte ha avuto dei benefit “intelligenti”.
Chi ha avuto la possibilità di offrire una cifra maggiore ha ricevuto un pass gratuito di un anno presso Palazzo Madama. In questo modo si è ottenuto un duplice risultato: aumentare il grado di fidelizzazione del cliente (ovvero di colui che visita la struttura) e farlo sentire ancor di più parte del progetto.

La “rete”, in questo caso già esistente, ha poi fatto il resto. Naturalmente, il fatto che si trattasse di  un’istituzione pubblica e nota al pubblico ha avuto il suo peso. Tuttavia, l’iniziativa, strutturata come abbiamo visto nel migliore dei modi, ha avuto ampia risonanza sul web, divenendo un vero e proprio caso ed allargando notevolmente, di conseguenza, la rete di persone coinvolte.

Nei prossimi post:
Come possiamo dare vita alla nostra campagna di crowdfunding?

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