La campagna crowdfunding di Historia s.n.c.

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Historia snc crowdfunding Chi segue il blog avrà ormai capito che credo fortemente nel crowdfunding. Ritengo che, se gestito opportunamente, possa essere una risorsa importante per chi fa cultura.
Quando sono venuto a conoscenza della campagna lanciata da Historia s.n.c., mi sono subito informato. Pur non avendo contatti diretti con loro, infatti, ho imparato a conoscerli tramite Linkedin ed ho apprezzato sin da subito le loro attività ed il loro modo di porsi. Il progetto è molto interessante, ma alcune scelte legate alla campagna non mi hanno trovato pienamente d’accordo.
Per questo motivo ho chiesto un’intervista ed Alessandro Boninsegna, amministratore di Historia, per chiarire i punti che mi apparivano oscuri.
Le risposte sono arrivate non solo in pochissimo tempo, ma mi hanno confermato, ancora una volta, che ci troviamo di fronte a delle persone di grande serietà e professionalità che non improvvisano il loro mestiere. Al contrario, sanno dare vita a strategie mirate e sanno programmare, cercando di ottimizzare il loro lavoro e cercando di offrire sempre il miglior “prodotto” culturale possibile.
A questo punto, non ci resta che conoscere da vicino il progetto e sostenerlo presso il sito Ulule.

Buongiorno Alessandro, puoi presentare le attività di Historia?
Buongiorno Davide, molto volentieri. Historia S.n.c. è una piccola, piccolissima società che si occupa di valorizzazione di Beni culturali. Siamo dei «pazzi» convinti che, in Italia, si possa vivere facendo conoscere, a vari livelli, la nostra Cultura (chiedo scusa, ma scrivo sempre Cultura e Musei con la lettera iniziale maiuscola). Ci occupiamo soprattutto di Musei e di laboratori didattici: grazie a questi vorremmo sensibilizzare i più giovani, contribuire a fornire degli strumenti per comprendere meglio il nostro presente grazie al passato e quindi, in ultima analisi, formare dei cittadini migliori. Come ho accennato all’inizio siamo dei pazzi. Per chi voglia seguirci, il nostro sito è historia-vbc.com: qui ci sono anche i link ai «nostri» social network.

Come è nata l’idea di realizzare una campagna di crowdfunding?
Viviamo in un periodo di profonda crisi e, la scuola in particolare, vive da alcuni anni una doppia crisi, economica e politica, segnata da un profondo disinteresse che ha portato, via via, ad un impoverimento della formazione.
Ci sarebbe piaciuto dire: «Per quest’anno i nostri laboratori sono gratuiti», ma una delle idee alla base della nascita di Historia S.n.c. è la possibilità di poter vivere del nostro lavoro, esattamente come qualunque altra società o azienda.
Se lavorassimo gratis il «progetto Historia», ovviamente, crollerebbe. Da qui l’idea di far ricorso al crowdfunding

In cosa consiste il progetto?
Molto semplicemente: chi è interessato (ai beni culturali, alla loro diffusione, ai Musei, ecc.) può pagare una porzione della cifra richiesta, ricevendo in cambio, se vuole, un dono: dalla semplice menzione al biglietto di ringraziamento su misura, fino alla visita guidata gratuita in uno dei Musei della nostra rete. In un certo senso sono i cittadini, la folla (crowd in inglese) che si fanno carico del costo dei laboratori didattici per le scuole.

Come mai, nonostante il progetto sia fortemente localizzato, la scelta è ricaduta su un portale di crowdfunding francese?
Vorrei essere polemico e dire che, all’estero, amano la Cultura italiana molto più degli italiani stessi, ma sarò più pragmatico: in questo modo, sfruttando anche la presentazione del progetto in due lingue, italiano e francese, oltre a ricevere questa sorta di «finanziamento», vogliamo anche «sfruttare» l’ampia platea (in pratica l’Europa) per far conoscere i Musei dove lavoriamo. Si tratta di piccoli Musei, con scarse possibilità economiche ma, spesso, di grande importanza: vorrei ricordare (sfrutto anche l’intervista per far conoscere alcuni Musei) il castello di Belriguardo, vicino a Ferrara, prima residenza estiva di una signoria in Europa, oppure la Casa-Museo Ugo Guidi a Forte dei Marmi, la residenza dello scultore toscano (alcune sue opere sono in Musei importantissimi, come gli Uffizi di Firenze) divenuta museo grazie alla passione del figlio, Vittorio. Ancora, il Museo Archeologico Faggiano di Lecce: una famiglia salentina che, restaurando una vecchia casa nel centro storico della capitale del Barocco, scopre dei resti archeologici e decide non di distruggere tutto, ma di tenere, conservare e addirittura aprire un Museo per fare conoscere a tutti cosa hanno trovato. Sono luoghi e persone come queste che fanno sperare nell’Italia.

Visto il radicamento sul territorio del progetto, avete pensato, prima di lanciare la campagna di crowdfunding, di effettuare una raccolta fondi locale, avendo così una base da cui partire?
Ci avevamo pensato, ma ci saremmo trovati di fronte due ordini di problemi.
Il primo: nella Rete Museale di Historia S.n.c. ci sono sia Musei Pubblici che privati, quindi con possibilità decisionali molto diverse: arrivare a proporre un progetto sui labs museali a maggio non avrebbe avuto molto senso.
il secondo problema era rappresentato dall’idea, come dicevo prima, di mettere insieme la parte economica (reperire i fondi per poter far partecipare le scuole gratis ai laboratori) e la parte promozionale (far conoscere i piccoli Musei dove lavoriamo ad un pubblico più vasto, europeo). Ad onor del vero devo dire che la seconda istanza ha iniziato a funzionare da subito: mi ha chiesto notizie sui Musei uno degli operatori del sito francese!

Nonostante la validità dell’idea, la campagna sul web non è mai stata aggressiva. È una scelta voluta?
Noi abbiamo pubblicizzato l’iniziativa sul sito, sui social network, ecc.
Sicuramente avremmo potuto fare di più (presto partiremo con un’iniziativa simile, ma su di un portale italiano), ma volevamo evitare di essere esasperanti: chi vuole partecipare sa come e dove, nessuno deve sentirsi obbligato. La pubblicità è sicuramente positiva, sono il primo a dirlo, ma se diventa ossessiva (ed ossessionante), forse fa perdere di vista il fine di cui parlavo sopra: diventare cittadini migliori (di bravi imbonitori ce ne sono già parecchi).
Colgo però l’occasione per ringraziare tutte le persone che si sono interessate alla nostra idea e, per primo, proprio il Responsabile del blog marketingculturale.org, Antonio Davide Madonna.

Sono io che ringrazio Alessandro per la sua disponibilità e cortesia. E voi che tipo di strategia adottereste per la vostra campagna di crowdfunding?

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